Passaggi a livello di Udine, la petizione in Regione: “Servono tempi certi per la dismissione”

Chiedono tempi certi per la dismissione dei passaggi a livello lungo la tratta ferroviaria Udine-Pm Vat i firmatari della seconda petizione, in ordine di tempo, consegnata al presidente del Consiglio regionale, Mauro Bordin.

“Il protocollo siglato a settembre tra Rfi, Comune di Udine e Regione non dà alcuna garanzia sui tempi dell’intervento al centro del dibattito da decenni”, hanno sottolineato i promotori. Il testo della petizione spiega che manca “la data di conclusione dell’intervento Nodo di Udine“, che al momento per la realizzazione dell’opera “sono stati stanziati solo 130 milioni sui 340 necessari” e che “Rfi si impegna a valutare di sospendere l’esercizio ferroviario nel tratto urbano in funzione delle esigenze di mercato. Ovvero – si evince ancora dalla petizione – se dovesse servire la linea urbana verrà riaperta e dovrà rimanere sempre a disposizione di Rfi per poter essere utilizzata nei casi di emergenza”.+

La consegna della raccolta firme.

I promotori della petizione illustrano ai vertici del Cr le ragioni dell’iniziativa

Sono 628 le firme raccolte, su iniziativa del Circolo Mansi, di Open Sinistra Italiana, Europa Verde Udine e M5S. “È il grido di dolore di una città prigioniera di cinque passaggi a livello – ha detto uno dei promotori dell’iniziativa Matteo Mansi – ma fino ad ora la politica non ha risposto”.

“Non credo che in questi decenni sia mancata la volontà politica per realizzare questo intervento – ha commentato Bordin -. Il tema merita molta attenzione ed è giusto che venga approfondito nelle sedi opportune. La IV Commissione lo affronterà in tempi rapidi e cercheremo di dare il nostro contributo”.

“Per quanto riguarda le risorse – ha concluso Bordin – va precisato che la Regione non può farsi carico di tutti gli investimenti riferibili ad altri enti”. All’incontro hanno partecipato anche molti consiglieri regionali che hanno firmato il sostegno alla petizione, in particolare Manuela Celotti, Massimiliano Pozzo, Francesco Martines, Massimo Mentil e Laura Fasiolo per il Pd, Furio Honsell di Open, Simona Liguori, Giulia Massolino, Marco Putto e Massimo Moretuzzo del Patto per l’Autonomia Civica Fvg, Rosaria Capozzi del M5S e Serena Pellegrino di Avs.

Honsell: “Manca cronoprogramma e copertura finanziaria”.

Furio Honsell (Open)

“Oggi in Consiglio Regionale è stata presentata una petizione per accelerare la dismissione della tratta di ferrovia che attraversa, penalizzandola, la città di Udine. Come Open Sinistra FVG avevamo dato pieno appoggio nella raccolta delle firme e oggi abbiamo sostenuto tale petizione – ha spiegato Furio Honsell, Consigliere Regionale di Open Sinistra FVG – . È davvero inaccettabile che, in un periodo storico di grande disponibilità economica, la Regione FVG, il Comune di Udine e Ferrovie dello Stato abbiano da poco sottoscritto un protocollo senza cronoprogramma e senza copertura finanziaria per la dismissione. 

“Per la famigerata ovovia di Trieste sono stati promessi dal Ministro 70 milioni. Invece per una richiesta di oltre 10.000 cittadini da oltre 10 anni non si trovano ancora le risorse. Ricordo che fu stracciato dal sindaco di Udine che mi successe l’accordo che io avevo sottoscritto 8 anni fa come Sindaco di Udine, che non prevedeva date così lontane per la soluzione di questo problema”.

Pellegrino: “No ai 5 passaggi a livello che feriscono la città.

Serena Pellegrino (Avs)

“Le 628 firme consegnate oggi alla presidenza del Consiglio regionale manifestano un’idea, un’aspettativa, finanche una suggestione per un progetto che Udine e la sua popolazione anelano da molti anni”, commenta, in una nota, la consigliera regionale Serena Pellegrino di Alleanza Verdi e Sinistra.

“Dismettere i cinque passaggi a livello che feriscono la città – evidenzia Pellegrino -, spostando i treni nella tratta già esistente e interrata, è divenuto nel corso degli anni un pensiero imprescindibile. Una linea ferroviaria che passa fra le case e su cui transitano convogli di ogni tipo, anche i più pericolosi e che cozza pesantemente con il concetto di ‘urbanità’, parola tanto desueta quanto attuale, ci rimanda a una pianificazione urbana dei primi anni del ‘900″.

“La ferrovia, invece, – aggiunge la consigliera regionale – resta lì, in mezzo alle case, alimentando stati d’ansia in una popolazione che teme anche per la staticità degli immobili adiacenti e su cui si affacciano abitazioni e scuole”.

“Dismettere i 5 passaggi a livello – prosegue l’esponente rosso verde – che tagliano in due Udine, esprime anche il desiderio, il bisogno di creare un polmone verde in città e un’opportunità, non solo per gli udinesi, di trasformare la tratta ferroviaria in un viale alberato fruibile da tutti coloro che avranno piacere di vivere in un ambiente sicuro e messo a disposizione di famiglie e bambini. Sarà mia premura – conclude Pellegrino -, in qualità di vice presidente della IV Commissione, portare la questione all’attenzione dei consiglieri per una soluzione che faccia convergere i bisogni di Rft, soprattutto con quelli dei cittadini di Udine.”

Pd: “Servono tempi certi per la dismissione”.

“La dismissione dei passaggi a livello a Udine è una questione che si trascina ormai da troppo tempo, causando diversi disagi ai cittadini. I tempi attualmente previsti dal protocollo di intesa con Rfi non danno certezza relativamente alla fine dei lavori per la loro dismissione. È necessario, dunque, che la Regione intervenga nei confronti di Rfi e del ministero dei Trasporti, facendosi carico dei rapporti con la società, definendo un cronoprogramma concreto e attuabile con risorse certe”. Lo affermano, in una nota, i consiglieri regionali Manuela Celotti, Francesco Martines e Massimiliano Pozzo (Pd).

“La petizione presentata oggi dal consigliere comunale di Udine, Matteo Mansi, sarà quanto prima calendarizzata per una adeguata discussione e condivisione in quarta commissione consiliare” – fanno sapere i consiglieri secondo i quali “vanno considerati i continui disagi alla circolazione che causano tempi di attesa sempre più lunghi, considerando che non potranno che aumentare nel momento in cui prenderà forma la cittadella della sicurezza nell’ex caserma Cavarzerani in via Cividale”. Infine, sottolineano gli esponenti dem, “non va sottovalutata l’importanza strategica del nodo ferroviario udinese anche per lo sviluppo economico e industriale di tutto il territorio friulano”.

Capozzi: “Non si può più aspettare”.

Rosaria Capozzi (M5S)

“Nel corso dell’estate 2024 eravamo stati tra i primi a criticare la bozza di protocollo sulle opere ferroviarie del Nodo di Udine, poi sottoscritta tra Regione Friuli Venezia Giulia, Rete Ferroviaria Italiana (Rfi) e Comune di Udine – spiega la consigliera regionale Rosaria Capozzi (MoVimento 5 Stelle) – . Una delle cose che avevamo criticato più severamente era la mancanza di un preciso cronoprogramma dei lavori da realizzare e dei finanziamenti necessari, nonostante l’impegno formale di Rfi di presentare questi documenti dopo novanta giorni: eppure, sono trascorsi già sei mesi e ancora i due enti firmatari non hanno ricevuto quanto loro promesso”.

“Centinaia di cittadini, per l’ennesima volta, hanno chiesto la dismissione dei passaggi a livello lungo la tratta ferroviaria urbana di Udine. Abbiamo voluto essere presenti alla consegna di questa istanza – aggiunge l’esponente pentastellata, ricordando il ruolo del suo MoVimento di appartenenza tra i promotori dell’azione popolare – per ribadire il nostro impegno nel voler risolvere una situazione che si protrae ormai da decenni e che non vorremmo possa trovare soluzione soltanto fra 10 o addirittura 15 anni”.

“L’urgenza è palese e un’accelerazione necessaria perché, ormai, non fanno purtroppo più notizia – precisa Capozzi – neppure i drammatici casi in cui persino i soccorritori sono costretti ad aspettare i passaggi dei treni sui binari che dividono in due la parte orientale del capoluogo friulano. Ci auguriamo perciò che anche questo documento, esprimendo inquietudine e preoccupazione, possa far assumere a chi di dovere – conclude Capozzi – ogni responsabilità per velocizzare i lavori e non solo l’aumento dei costi dell’opera che, per contro, continuano a lievitare, mentre non si conoscono ancora tutti i progetti”.