Crac banche venete, la nuova beffa per i risparmiatori: resteranno a mani vuote

Il fallimento di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza.

Sette anni in attesa dei rimborsi ma i risparmiatori resteranno a mani vuote: il fallimento delle banche popolari venete (Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca) risale a giugno 2017 e ora i commissari liquidatori hanno notificato le comunicazioni relative all’ammissione o al rigetto, totale o parziale, dei crediti presentati dai 41mila risparmiatori traditi.

I crediti ammessi ammontano a 2,4 miliardi di euro ma gli azionisti non vedranno un euro. I Commissari liquidatori, nella settima informativa annuale sulla liquidazione, hanno chiarito che non esistono prospettive concrete di rimborso per i creditori diversi da Intesa Sanpaolo e dallo Stato. Per migliaia di risparmiatori del Friuli Venezia Giulia (circa 16mila) e del Veneto, dunque, le speranze di recuperare i loro investimenti stanno evaporando. Perchè? Perché non ci sono fondi sufficienti.

Le somme recuperate, infatti, andranno a coprire (in parte) i crediti di Intesa San Paolo e dello Stato. Banca Intesa ha diritto a 7,8 miliardi di euro (di cui 5,1 miliardi già recuperati), mentre lo Stato vanta crediti per 4,8 miliardi.

Il convegno del 3 aprile a Udine

A dieci anni dalle assemblee che sancirono il dimezzamento del valore delle azioni di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, Consumatori Attivi organizza un convegno per fare il punto sulla vicenda. L’incontro, a ingresso libero, si terrà giovedì 3 aprile alle 17.00 presso la Sala Valduga della Camera di Commercio di Pordenone e Udine.

Tra i temi trattati ci saranno il Fondo Indennizzo Risparmiatori, il processo penale contro Zonin & C. (che rischia la prescrizione), e le conseguenze del deposito della lista dei creditori delle liquidazioni coatte amministrative. Interverranno l’avvocato Barbara Puschiasis, Barbara Venuti e l’avvocato Lina Sguassero, impegnate da anni nella difesa dei risparmiatori. Grazie al loro lavoro, attraverso il Fondo Indennizzo Risparmiatori, è stato possibile recuperare fino al 40% delle somme perdute dagli azionisti e il 95% di quelle perse dagli obbligazionisti subordinati, entro il limite di 100.000 euro.